Pubblicato il 18/03/2018

Canederli, il sapore della tradizione

Prendete un po’ di pane raffermo, cipolle, burro, uova, farina, latte, prezzemolo oppure erba cipollina, del brodo di carne e, se ne avete, dell’ottimo speck tagliato a dadini. Mettete tutto insieme a cucinare e, dopo aver seguito con dovizia la ricetta, cosa otterrete? Naturalmente i canederli!

Si tratta infatti di uno dei piatti più tipici della cucina trentina, altoatesina, austriaca, tedesca e di alcune parti dell’Est Europa oltre che del Nord Italia, insomma, un piatto che mette d’accordo i commensali di più Paesi i quali non mancano certo di aggiungere gustose variabili.

Questo piatto, inoltre, è particolarmente indicato per il periodo sia autunnale che invernale viste le sue proprietà caloriche.

Ma come sono fatti i canederli, detti anche Knödel oppure Klöße, in poche parole? È presto detto. Gli ingredienti principali accennati nell’introduzione vengono cucinati e mescolati a dovere nel lungo procedimento, si parla anche di ore, fino a raggiungere la forma di un grande gnocco a base di pane raffermo per poi venire serviti in brodo, con il formaggio o anche su un letto di salsa di pomodoro. Il loro interno poi può contenere un tenero cuore di carne, formaggio, spinaci, verdure e così via. I canederli allo speck, in particolare, costituiscono un ottimo contorno per un piatto a base di carne, ma si accostano molto bene anche vicino ad una buona insalata.

Ma perché è così importante soffermarsi sul pane raffermo? Il piatto è infatti di origine contadina e, rispettando appieno la cultura e la mentalità dell’epoca, non si buttava via mai niente per cercare di fare tutto con quel poco che si ha per dar da mangiare alla famiglia. Se volete una sorta di versione trentina, e non solo, del celebre detto “fare di necessità virtù” proveniente, a sua volta, dal motto latino “Mater artium necessitas” ovvero “la necessità è la madre delle abilità”.

Le famiglie contadine partivano dunque dal pane avanzato, ormai raffermo, come base per poi aggiungervi quello che l’economia di sussistenza e l’allevamento producevano, dalla carne alle verdure, per preparare un piatto che fosse in grado di saziare e dare energie ai commensali.

Commensali che poi sarebbero dovuti tornare al lavoro nei campi, oppure a svolgere altre mansioni piuttosto pesanti al freddo, e quindi dovevano essere decisamente in forze.

Una tradizione praticamente secolare dato che una prima rustica rappresentazione di questo piatto è rinvenibile in un affresco della Cappella di  Castel d’Appiano, nel cuore dell’Alto Adige, datato addirittura 1180!

A questo punto si potrebbe pensare che i canederli sono solo ed esclusivamente un piatto “salato”, ma i più golosi e gli amanti della buona cucina gioiranno nel sapere che esistono anche delle variabili dolci come i Marillenknödel (albicocche), gli Zwetschgenknödel (prugne) ed i  Germknödel (dolce a forma di canederlo ricoperto di salsa alla vaniglia).

Salati oppure dolci, con il formaggio fuso oppure in un caldo brodo di carne, questo piatto può fregiarsi sia del riconoscimento PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) che della divertente canzone dei nostrani Articolo 3ntino a loro dedicata.

Questo segreto culinario, prima gelosamente custodito dalle nostre nonne e bisnonne, ora è disponibile a tutti ed è reperibile in qualsivoglia macelleria o supermercato. Mille variabili e tutte gustabili, assieme ad una buona birra, presso la Forst di Trento. Ricordate, Forst è tradizione!

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